Via Francigena Morenico Canavesana: Tappa 2 Ivrea - Piverone

Zona
Torino
Partenza
Ivrea
Arrivo
Piverone
Distanza in Km
18,28 km
Dislivello salita
350 m
Dislivello discesa
310 m
Tempo di percorrenza
5 ore
Quota arrivo
303 m
Quota partenza
266 m
Quota max
330
difficolta percorso escursionismo
Turistico
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Itinerario registrato Regione Piemonte (L.R. n.12/2010)
Descrizione del percorso

La seconda tappa del Tratto Canavesano della Via Francigena prende il via dal centro di Ivrea e raggiunge Piverone sul bordo dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea. Dal castello si passa sotto l’arco sul bordo della piazza, a fianco della Caritas, e si scende una scalinata. Al termine si gira a sinistra, ed in discesa, si raggiunge Via Palestro. Le descrizioni e la segnaletica della VF ad Ivrea sono contraddittorie e differiscono sensibilmente. Questa esposizione fa riferimento ad una delle proposte dell’Associazione Eporediese per la valorizzazione del tratto Canavesano La Via Francigena di Sigerico. Da via Palestro si costeggia la piazza del municipio (con il bell’edificio comunale sul lato opposto della piazza) e si imbocca Via Arduino. Al termine si attraversa Piazza Gioberti e piegando a sinistra si giunge all’incrocio con il “Ponte Vecchio” di accesso al “Borghetto”. Senza attraversare il ponte si gira a sinistra e si percorre il “Lungo Dora”, con splendida vista sul fiume Dora Baltea, fino all’isolata torre campanaria di Santo Stefano, ultima testimonianza storica di un’abbazia benedettina dell’XI secolo. Restando sul marciapiede che costeggia la via principale si tocca la vicina “Porta Vercelli” ove si piega a destra per percorrere Corso Massimo D’Azeglio. Ad una biforcazione della strada, davanti alla chiesa di San Lorenzo, si gira a sinistra. Nel basso edificio al centro del bivio è ospitata l’Associazione “la Via Francigena di Sigerico”. Si percorre Via Cascinette fino ad una piccola rotonda ove si piega, in diagonale, a sinistra sul Via Lago San Michele che si segue per un buon tratto fino ad uscire da Ivrea. Dopo un’altra piccola rotonda stradale si arriva allo slargo della ex Polveriera. Qui si lascia la strada e, dopo aver superato una sbarra, si raggiunge la sponda del lago San Michele. A destra, all’imbocco di uno stretto sentiero c’è un pannello descrittivo sul lago, sull’origine dei laghi eporediesi, sull’eutrofizzazione e sui fenomeni di inquinamento. Costeggiando il bordo del lago si superano alcuni brevi tratti non ciclabili e si accede ad un prato. Lo si attraversa per immettersi sulla strada asfaltata lasciata poco prima. Si gira a sinistra e subito dopo, superato l’immissario del lago, a destra per seguire una stradina secondaria che si sviluppa ai margini di grandi prati. Al primo incrocio, ove ritorna ad esserci la segnaletica della VF, si prosegue diritto e poco dopo, ad un altro bivio, la vista delle case di Cascinette d’Ivrea, si gira a sinistra. Si percorre lo sterrato per circa trecento metri e ad un’altra diramazione si gira a sinistra per raggiungere il Lago di Cascinette (o di Campagna). C’è un’ottima vista, che sarà ancora migliore più avanti, dopo aver costeggiato, su sentiero, la destra del lago. Superati pochi metri non ciclabili si risale un dosso roccioso, con una panchina al vertice. Questo è uno splendido punto panoramico sul lago, sulla Serra, su Andrate e sulle montagne della Colma di Mombarone, del Vallone di Scalaro e della Valchiusella. Sulla destra si discende dal roccione e dopo aver costeggiato per pochi metri il lago si attraversa un prato con un’area attrezzata. Sul lato opposto si tocca una stradina e si piega a sinistra per raggiungere, dopo alcune case, un incrocio. Si gira a sinistra e subito dopo, al successivo incrocio, a destra. Si esce definitivamente da Cascinette e presso le ultime abitazioni si piega a sinistra. Ha così inizio un lungo sterrato che condurrà presso Burolo. Al primo incrocio si devia a destra e si percorre, in piano, circa 1 Km (a metà circa si supera un piccolo rio) fino ad incrociare un altro sterrato sulla sinistra, con la segnaletica della VF. Si segue questa nuova direzione che tende verso il pendio della Serra. Raggiunta una strada asfaltata si svolta a destra e si prosegue per alcune centinaia di metri, ancora in piano, fino ad un incrocio a T. L’ambiente è aperto e oltre alle montagne visibili verso nord, si osserva il pendio di questa appendice della Serra, con le case di Burolo adagiate sul versante. Piegando a sinistra si raggiunge Burolo e alla prima possibilità si piega a destra per risalire un breve tratto fino ad un bivio, ove proseguendo all’incirca diritto si ridiscende fino ad una biforcazione. Si segue la stradina secondaria sulla sinistra, lasciando l’altra strada che si sviluppa con un lungo rettilineo. Poco dopo si supera una sosta della VF con fontanina, e percorrendo un lungo tratto alla base del pendio morenico, si entra in Bollengo. Si attraversa fino al termine, la strada meridionale dell’abitato, che conduce all’altro estremo del paese. Ad una serie di incroci si prosegue diritto e dopo un centro sportivo, ad un altro crocevia, si continua ancora di fronte. Più avanti si intravede ancora su un poggio  un antico campanile e ad un piccolo parcheggio si abbandona la stradina e si risale, su sentiero, il dosso con al vertice la chiesa romanica di San Pietro e Paolo in Pessano dell’XI secolo. Sulla destra si torna a seguire una stradina asfaltata che si sviluppa per un lungo tratto a mezzacosta, in un ambiente aperto e con continui punti panoramici sulla piana sottostante. Presso alcune abitazioni poste in posizione soleggiata, la strada, con una doppia curva, discende e si immette sulla carrozzabile che costeggia le pendici della Serra. Girando a sinistra si percorre, in piano, il tratto che separa da Palazzo Canavese. Al primo incrocio si piega a destra entrando nel centro abitato e dopo la piazzetta centrale, intitolata ad Adriano Olivetti, si prosegue verso il municipio. Raggiunta la piazza si passa tra la chiesa e la torre campanaria e si segue una stradina che più avanti curva verso destra. Dopo pochi metri si discende, tra recinzioni e case, una stretta scalinata, che si immette su un’altra stradina cittadina. Girando a destra si raggiunge un incrocio ove si piega a sinistra per uscire dall’abitato. Al successivo incrocio si prospettano due possibilità, nonostante la segnaletica  della VF indichi esclusivamente la strada frontale. (Quest’ultima porta ad un incrocio e ad una strada asfaltata, a destra, che con un lungo percorso ondulato e a mezzacosta conduce a Piverone). Anche in questo caso, come già avvenuto in Ivrea si descrive quanto esposto sulla mappa di riferimento del sito on line dell’Associazione “La Via Francigena di Sigerico”. Si gira a destra per superare le ultime abitazioni di Piverone e costeggiare un rio che si supera più avanti. Dopo aver oltrepassato una scuola di equitazione, uno sterrato che si sviluppa sul bordo di ampi prati, porta ad un incrocio ove si prosegue diritto, senza tener conto di un cartello di “strada senza uscita”. Raggiunta una cascina si gira a destra per attraversare, in diagonale, un piccolo prato (traccia poco marcata) in leggera discesa, che immette su una pista inerbita parallela a un lungo fosso. Dopo circa 250 mt, ad un incrocio appena accennato, si gira a sinistra per seguire una pista interpoderale che si sviluppa lungo una fila di alberi e sul bordo di estesi prati. Questa zona è un po’ umida  e presenta chiazze acquitrinose, soprattutto dopo abbondanti precipitazioni. Si prosegue per circa 700 mt e nel punto in cui la stradina compie una curva, si gira a sinistra per seguire le tracce di passaggio  che corrono parallele ad un canale e che attraversa una piantagione di pioppi per cellulosa da cartiera. Al termine, ad un incrocio a T, si gira a destra e dopo aver superato alcune case si raggiunge una strada asfaltata. Girando a sinistra si percorrono pochi metri e dopo un incrocio  si prosegue diritto, seguendo una stradina secondaria, subito ripida. Dopo un breve tratto intermedio di acciottolato si entra in Piverone e agli incroci si segue questa successione: al primo e al secondo si gira a sinistra, al terzo e al quarto a destra. Con l’ultimo cambio di direzione si entra nella via centrale del paese che conduce alla Torre Campanaria del XIII secolo, l’antica porta di ingresso al borgo medievale. Originariamente la torre-porta aveva due archi di passaggio, carraio e pedonale, muniti di ponti levatoi e con la parte superiore aperta e merlata. A breve distanza è visibile la Torre D’Angolo della cinta muraria. Proseguendo diritto si raggiunge un incrocio ove si prosegue sulla via del centro che costeggia la chiesa. Ormai fuori Piverone, nel punto in cui la strada compie una curva, si prosegue diritto su una stradina secondaria, avendo come riferimento l’indicazione per “Gesiun” (ruderi di una chiesa romanica dell’XI secolo). In un ambiente stabilmente panoramico si attraversano alcuni prati e si passa accanto ad una cascina. Seguendo la segnaletica della VF si percorre una strada di campagna, in un ambiente aperto (con vista sulle colline dell’AMI, sulla Serra e sul Lago di Viverone), e tra prati e vigneti, dopo un lungo tragitto, si giunge alla diroccata minuta chiesetta Gesiun. Questo ex luogo di culto è unico nel suo genere nella Diocesi di Ivrea per dimensioni e caratteristiche architettoniche. L’interno è formato da un’unica navata che termina con tre archi sostenuti da due colonne in pietra che separano il presbitero. Nella zona absidale si conservano i resti di antichi affreschi. Dopo la chiesetta si accede ad una strada asfaltata che si segue per pochi metri a sinistra. Alla prima deviazione si imbocca una stradina a destra che dapprima costeggia una cascina allungata e poi attraversa per un lungo tratto i fondi agricoli. Ad un incrocio a T con uno sterrato si piega a destra e si discende ad una strada asfaltata. Qui si gira a sinistra per percorrere, ancora in un bell’ambiente panoramico, un lungo tratto con vista sul lago di Viverone. Dopo una discesa si costeggia un vigneto oltre il quale è visibile il complesso della Cella di San Michele.

A Ivrea: Ivrea, Patrimonio Unesco “Città industriale del XX Secolo”: il Castello delle Rosse Torri, la Cattedrale dell'Assunta, le sue chiese, il Maam il Museo a cielo Aperto dell'Architettura Moderna olivettiana, il Museo Laboratorio Tecnologic@mente, l'Archivio Storico Olivetti, l'Archivio Nazionale del Cinema d'Impresa, il Museo Civico Pier Alessandro Garda Bollengo: Chiese romanica di SS. Pietro e Paolo A Piverone in località Torrone: i ruderi della chiesa romanica detta Gesiùn (forse identificabile con san Pietro di Livione). Per le sue caratteristiche architettoniche il Gesiùn (letteralmente "chiesona", a dispetto delle modeste dimensioni dell'edificio) rappresenta una delle testimonianze più singolari, e anche anomale, dell'architettura romanica nel Canavese e sicuramente uno dei punti più suggestivi del tratto canavesano della via Francigena. Dell'epoca medioevale rimangono molte testimonianze artistiche e architettoniche: l'imponente torre-porta,in origine collocata all'ingresso del borgo ha ancora visibili le feritoie del ponte levatoio, poco distanti, altre torri angolari e tratti della cinta muraria.

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Interesse storico
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Interesse devozionale
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