A Carnevale ogni dolcetto vale!

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Colorati e tanti come i coriandoli, ecco i dolci del Carnevale in Piemonte.


Cominciamo da un grande classico: l’intramontabile giandujotto. A base di morbida pasta gianduja, il celebre spicchio a barchetta rovesciata nato a Torino nel periodo di Carnevale del 1865, prende il nome dall’omonima, rubiconda maschera simbolo della città, che proprio quell’anno inaugurò il rito del lancio di queste delizie alla folla durante il corteo d’apertura delle
feste.

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Poi, ogni angolo del Piemonte ha la sua interpretazione delle golose frittelle carnevalesche, in particolare la versione chiamata friciò o friciulin, le piccole e tonde frittelle ripiene di uvetta passita, aromatizzate con buccia di limone e servite cosparse di zucchero a velo. Per prepararle come da tradizione, meglio usare le mele carpendù (mele renette), che con il loro sapore acidulo regalano all’impasto un tocco caratteristico.


Tipico della capitale italiana del riso, Vercelli, e dedicato alla maschera protagonista del Carnevale cittadino è il Bicciolano, il biscotto speziato (nell’impasto non mancano mai cannella, pepe bianco, chiodi di garofano, zenzero, noce moscata e coriandolo), da gustare con la torta che celebra la sua inseparabile compagna: la Bela Majin. La fragrante bontà di questi biscotti, nati in periodo rinascimentale in una bottega locale, è tale che nel 1903 sono stati proclamati da Casa Savoia “patrimonio unico e irrinunciabile della tradizione cultural-gastronomica piemontese”.


Nel vicino Biellese, troviamo le mantovane di Cossato, fagottini di pasta sfoglia dalla forma semicircolare che prendono il nome dalle tende mantovane e, a differenza di altre specialità, vengono cotte in forno e non fritte.


Nel Novarese, tipici del Carnevale di Oleggio sono i tapit, così chiamati per la forma di piccoli tappi o bottoni dall’origine leggendaria, secondo la quale Pirìn, la maschera di Oleggio, fece impastare dalla moglie Majìn dei tapit all'arsenico per avvelenare il duca di Milano Bernabò Visconti, per ripagarlo delle torture inflitte al popolo oleggese.

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Tirà è invece il curioso nome della ciambella dolce farcita con uvetta e canditi, talvolta con mele a tocchetti e spolverata di zucchero, tipica di Rocchetta Tanaro, in provincia di Asti. Nata all’indomani dell’Unità d’Italia per festeggiare i figli che partivano per la leva, resta anche oggi dolce tipico del Carnevale, da gustare morbida, ma anche in fette tostate.


Nel Cuneese, a Mondovì e nell’area del Monregalese, dolci protagoniste del Carnevale sono le risòle simili a ravioli dolci ripieni di confettura genuina, fritti “al volo” e cosparsi di zucchero.

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E non c’è pasticceria piemontese che per tutto il periodo di Carnevale non esponga in vetrina il salame al cioccolato, morbida leccornia chiamata anche salame del papa o salame turco. Dolce senza cottura semplice da preparare anche in casa, il bel rotolo dolce originario della provincia di Alessandria a tavola conquista tutti con il suo caratteristico gusto con sfumature di amaretti, cacao, uvetta e rum.